Il coccodrillo come fa? C’è Umberto Eco che lo sa

Oggi su Facebook va di moda il “coccodrillo”, sotto forma di post arricchiti  di citazioni che dovrebbero far trasparire le qualità, positive o negative, e l’importanza del defunto di turno. Non importa se non hai mai letto un rigo dello scrittore appena scomparso o se fino a ieri le tue conoscenze musicali restavano spiaggiate come balenotteri sulla battigia sanremese. In quella cosmica camera ardente virtuale che è ormai diventato un social network a piacere, luccicante showroom dell’ipocrisia un tanto al chilo, fiera delle vanità e dell’autocompiacimento narcistico, non ci si può nemmeno azzardare a passare all’altro mondo. Un decesso random ci troverà comunque scattanti sulla linea di partenza della commemorazione ad orologeria (domani è un altro giorno e si vedrà… chi muore) e via a googlare la canzone giusta di David Bowie – che quando passava in radio si stava lì ad ascoltare Tutto il calcio minuto per minuto – o la citazione à la page che Wikipedia generosamente rubrìca perché negli scaffali di casa è rimasto solo Il nome della rosa a far spessore. Non ci credo che tutto questo abbia a che fare con l’empatia e la compassione. Oggi è toccata a Umberto Eco. Bene. Cioè male. Non voglio generalizzare, oggi (20 febbraio 2016) ci sono persone – studenti e studiosi – che davvero stanno pensando che una pagina del grande intellettuale gli ha cambiato la vita. Ma quanti saranno davvero? Non saranno forse quelli che stamattina, mentre iniziava la quotidiana gara dei like, preferivano spegnere il pc per andarsi a riprendere in mano uno qualsiasi dei suoi libri, per dirsi che no, non è morto e non morirà ancora per molto, fino a quando ci sarà la possibilità di rileggerlo? Persone così non scompaiono, per fortuna, e c’è solo da esserne felici perché un uomo è tutto nelle sue parole, nelle sue idee, nelle sue ricerche, nella fedeltà a una sfida che è quella della Cultura, dell’idea che i libri possono davvero cambiare la nostra vita e il mondo, più delle decisioni prese da governanti para-analfabeti sulle nostre teste.

Siamo proprio sicuri che ad Eco avrebbe fatto piacere l’unanimismo del cordoglio su quei social network che, senza mezzi termini (e forse anche sbagliando), riteneva allevamenti per “legioni di imbecilli”? Ho i miei dubbi. Ma li tengo per me. Forse lì dov’è arrivato si sta già facendo una risata sui nostri “coccodrilli”. Compreso questo.

E allora me la faccio anch’io, con lui, canticchiando una sua parodia di Ventiquattromila baci (ebbene sì, faceva anche questo), mentre penso a questo misero mondo in liquidazione: 

Son ventiquattro megatoni / per i cattivi e per i buoni / no non temer per la tua vita / perché la bomba è assai pulita… / Con ventiquattromila lire / forse un rifugio farai fare / non ti dovrai preoccupare / perché la bomba è da lanciare…
Forse può darsi il tuo marmocchio / ti nascerà cieco da un occhio / ma questo è un rischio da affrontar / sì sì perché…
Con ventiquattro megatoni / risolverem tante questioni / con una bomba già si sa / difenderem la libertà. / Al cittadino di ogni idioma / deformeremo il cromosoma / e sarà cosa entusiasmante /vederne nascere un mutante!
Con 24 megatoni
con 24 megatoni
con 24 megatoni
è la felicità!!!
E ovviamente “grazie mille”, professore.

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