Ho sognato B.B.

Ho sognato Brigitte Bardot. Per fortuna non era la donna di cui la vecchiaia ha ormai oltraggiato la bellezza, ma ancora la semidea che trafficava talvolta con le mie fantasie adolescenziali. Sarà per le centinaia di film che il mio cervello ha masticato e per le svariate migliaia di scene che da cinquant’anni nutrono la mia immaginazione, fatto è che anche i miei sogni assomigliano a sequenze cinematografiche. Anzi potrebbero sicuramente concorrere a qualche premio tecnico, se esistesse un Academy Award per l’attività onirica. Ogni notte c’è di tutto: movimenti di macchina, campi e controcampi, montaggio analogico e parallelo, flashback e flash-forward, close up, ralenty, accelerazioni. Insomma: vado fiero dei miei sogni e di come li giro, e senza nemmeno doverci studiare più di tanto. Qualche volta mi posso permettere pure di giocare al risparmio, sognando sequenze famose già viste, con la differenza che ci sono io al posto di uno a caso dei tanti James Bond.
Stanotte invece ho sognato B.B., ma non quella di Roger Vadim che “piaceva a troppi”, la bocca perennemente imbronciata, piace_a_troppi_brigitte_bardot_roger_vadim_010_jpg_vxdjil seno incorniciato dal reggipetto a balconcino, la frangia sugli occhi verdi, il brivido caldo con cui la generazione prima della mia scoprì il proibito, l’ingenua libertina che  faceva tremare di desiderio ogni uomo mordicchiando semplicemente una carota.

Ho sognato 1963_Le_mepris_1che ero al posto di Michel Piccoli, in quell’inizio del Disprezzo di Godard, con lo struggente tema musicale di Georges Delerue, in cui facevo lo scrittore Paolo Javal che dichiara alla moglie: “Je t’aime, totalement, tendrement, tragiquement…”.
Lei è nuda, l’obiettivo della macchina da presa scivola sulle sue spalle, passeggia sulla curva della sua schiena appena inarcata, trascorre sui lombi e poi sulle gambe; la donna è una statua di carne che parla e chiede all’uomo cosa gli piaccia del suo corpo, ma senza alcuna intenzione volgarmente erotica. E’ senza dubbio la scena d’amore più bella che io ricordi, quella che avrei voluto inscenare davvero, se non ci avesse già pensato il cinema a fregarmi l’idea, quella per cui varrebbe la pena ricordare eternamente la Bardot, mai più così Donna.

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