Ugo e Pasquale, due come noi. Ovvero: sopravviveremo al refeRENZum?

Lo ammetto: all’idea di dover andare a votare il prossimo 4 dicembre mi sento come il ragionier Ugo Fantozzi nell’immortale Fantozzi subisce ancora. Ho provato, come lui, a seguire tutti i dibattiti possibili, ho pensato pure di mettermi in malattia e prendere un congedo dal lavoro per poterli seguire attentamente. Ora sono disorientato, smarrito, perplesso perché qualche giorno fa, dopo una puntata di Porta a porta, mi sembrava di avere finalmente le idee chiare, e invece Santoro & co. mi hanno fatto repentinamente cambiare idea il giorno dopo. E’ da tre mesi che va avanti così e ci ho perso ormai il sonno. Temo che, a causa della confusione, finirò per barricarmi dentro l’urna uscendone solo dopo che avrò trovato uno sciacquone da tirare.

Il problema, per me, non sta tanto nella forma e nella natura dei quesiti referendari, ma nella ristrettezza, nell’angustia, nella perentoria e imperativa limitatezza delle risposte possibili che non rispecchiano affatto la varietà di posizioni e l’incertezza che ricavo dalla palude del web o dalla fanghiglia televisiva. foto_mauro_pomati_00E perché va da sé che non è ad un referendum che stiamo partecipando (lo hanno capito persino le galline, creature peraltro intelligenti come è dimostrato dal modo in cui guardano la gente), ma a un refeRENZum, una consultazione cioè che dovrà fare emettere il “certificato di esistenza in vita” (esiste) dell’attuale governo. Avrei preferito che mi sottoponessero una scheda elettorale che riportasse un ventaglio più ampio di alternative possibili, oltre ai banali e semplificanti “sì” o “no”. Una scheda che prevedesse, per esempio, le seguenti opzioni: a) ; b) No; c) Forse; d) Boh; e) Mah (l’Aldo Piscitello di Brancati avrebbe apprezzato); f) Più sì che no; g) Più no che sì (queste ultime come nei questionari anonimi di valutazione dei loro docenti che compilano gli studenti all’università); h) Preferirei di no (come Bartleby lo scrivano); i) Sì, ma…; j) e poi? 

vlcsnap-2012-12-03-12h13m52s218_640-360_resizeVista l’aria che tira, temo che arriverò esausto e malconcio al 4 dicembre e mi sfogherò col presidente di seggio come fa il personaggio di Pasquale Ametrano, nell’altrettanto immortale Bianco rosso e Verdone, investendolo di un primitivo: “E io c volev di soltant na cos c volev di. …Noooo io so stat sfortunato ecciet… allor siccome vò non potet fa nient ecciet o sapet che ve dic? O sapete che ve dic? Che andat tutti quanti a pijà in der culo vabbiene? Arrivederci”.

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