MATTEO IS THE NEW MACISTE

Agli inizi del Novecento, Gabriele D’Annunzio che in quanto a strategie mediatiche e d’immagine poteva dare lezioni a chiunque (e molto prima che esistessero corsi di laurea in Scienze della comunicazione e influencers da tastiera), s’inventò il personaggio di Maciste. Forte come Sansone, ma anche buono, egli era l’eroe che proteggeva l’umanità dai pericoli che possono arrivare da qualsiasi latitudine e longitudine e per questo se la doveva vedere con individui di ogni risma, riuscendo sempre a trionfare.

D’Annunzio da par suo aveva fiutato lo zeitgeist intuendo lo smodato bisogno che gli italiani hanno dell’uomo forte. E il cinema ne fece una maschera popolarissima a cui prestava il volto Bartolomeo Pagano, un ex camallo ligure

Bartolomeo Pagano nel ruolo di Maciste

(uno scaricatore di porto, insomma), che finì col rappresentare una sorta di creatura mitologica, un’icona di forza e giustizia, un uomo buono e possente (il nome deriva dal greco mékistos, superlativo di makròs-grande) protagonista di decine di film fortunatissimi in cui veniva messo di fronte alle prove più inverosimili e paradossali uscendone sempre vittorioso. Tanto paradossali da farlo diventare infine la parodia di sé stesso e, infatti, in una di queste pellicole se la deve vedere pure con Totò perdendoci inevitabilmente la faccia.

In modo straordinariamente più metamorfico del Leonard Zelig di Woody Allen, Maciste fu alternativamente – scorro i titoli di una ricca filmografia – alpino, atleta, medium, poliziotto, imperatore, gladiatori; fu alternativamente colto in parentesi in cui risultò “innamorato” e “salvato dalle acque”, in “vacanza” e “all’inferno”, “nelle miniere di re Salomone” e “nella valle dei guai”; se la dovette vedere con leoni e ciclopi, sceicchi e vampiri, mostri e tagliatori di teste. Una volta lottò pure col suo alter ego, Ercole, e una volta persino contro Zorro.

Ecco: provate a sostituire al nome di Maciste quello di Matteo e capirete da dove viene la smania di un ministro di indossare ossessivamente qualsiasi maschera e qualsiasi uniforme finendo col diventare la sua stessa caricatura.

Agli inizi del Novecento era D’Annunzio, oggi ci sono i  social media manager (come Luca Morisi, cervello della social beastleghista), i guru come Davide Casaleggio, gli addetti stampa come Rocco Casalino. E questo dovrebbe dare la misura, semmai ce ne fosse bisogno, di quanto tragicamente ridicoli siano i nostri giorni. Se dovessimo immaginare il prossimo rebranding di Salvini, rimane solo la produzione seriale di pupazzi della Mattel per i nostri figli, piccoli uomini del domani. E allora via col commercio di bambolotti raffiguranti Matteo chef, Matteo guardia penitenziaria, Matteo poliziotto, Matteo pompiere, Matteo in costume da bagno, ecc. Esattamente com’è avvenuto per le collezioni di Barbie: Barbie sposa;  Barbie principessa; Barbie bikini; Barbie red carpet e così via.

Postilla: Bartolomeo Pagano, nonostante il fisico atletico, morì d’infarto forse a causa di un’alimentazione poco appropriata e molto ricca di grassi.

Intelligenti pauca.

2 pensieri riguardo “MATTEO IS THE NEW MACISTE

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