Teorema (Di Maio – Ferradini)

Prendi un leghista digli che l’ami
Fatti servo o maggiordomo
Votagli leggi e approva mozioni
Di rubli ne intascherà per milioni
Fallo sempre sentire felice
Dagli il meglio del meglio che hai
Cerca di essere un tenero vice
Sii sempre presente, risolvigli i guai

E sta sicuro che ti lascerà
Chi è troppo amato amore non dà
E sta sicuro che ti lascerà
Chi meno ama è il più forte, si sa

Prendi un ministro trattalo male
Lascia che ti aspetti per ore
Non farti vivo e quando lo chiami
Fallo come fosse un favore
Fa sentire che è poco importante
Dosa bene amore e crudeltà
Cerca di essere un tenero partner
Ma senza governo nessuna pietà

E allora si vedrai che t’amerà
Chi è meno amato più amore ti dà
E allora si vedrai che t’amerà
Chi meno ama è il più forte, si sa

No caro amico non sono d’accordo
Parli da ministro ferito
Pezzo di pane lui se ne è andato
E tu non hai resistito
Non esistono leggi in amore
Basta essere quello che sei
Lascia aperta la porta del cuore
Vedrai che un partito
È già in cerca di te

Senza l’amore un vice che cos’è?
Su questo sarai d’accordo con me
Senza l’amore un vice che cos’è?
E questa l’unica legge che c’è

MATTEO IS THE NEW MACISTE

Agli inizi del Novecento, Gabriele D’Annunzio che in quanto a strategie mediatiche e d’immagine poteva dare lezioni a chiunque (e molto prima che esistessero corsi di laurea in Scienze della comunicazione e influencers da tastiera), s’inventò il personaggio di Maciste. Forte come Sansone, ma anche buono, egli era l’eroe che proteggeva l’umanità dai pericoli che possono arrivare da qualsiasi latitudine e longitudine e per questo se la doveva vedere con individui di ogni risma, riuscendo sempre a trionfare.

D’Annunzio da par suo aveva fiutato lo zeitgeist intuendo lo smodato bisogno che gli italiani hanno dell’uomo forte. E il cinema ne fece una maschera popolarissima a cui prestava il volto Bartolomeo Pagano, un ex camallo ligure

Bartolomeo Pagano nel ruolo di Maciste

(uno scaricatore di porto, insomma), che finì col rappresentare una sorta di creatura mitologica, un’icona di forza e giustizia, un uomo buono e possente (il nome deriva dal greco mékistos, superlativo di makròs-grande) protagonista di decine di film fortunatissimi in cui veniva messo di fronte alle prove più inverosimili e paradossali uscendone sempre vittorioso. Tanto paradossali da farlo diventare infine la parodia di sé stesso e, infatti, in una di queste pellicole se la deve vedere pure con Totò perdendoci inevitabilmente la faccia.

In modo straordinariamente più metamorfico del Leonard Zelig di Woody Allen, Maciste fu alternativamente – scorro i titoli di una ricca filmografia – alpino, atleta, medium, poliziotto, imperatore, gladiatori; fu alternativamente colto in parentesi in cui risultò “innamorato” e “salvato dalle acque”, in “vacanza” e “all’inferno”, “nelle miniere di re Salomone” e “nella valle dei guai”; se la dovette vedere con leoni e ciclopi, sceicchi e vampiri, mostri e tagliatori di teste. Una volta lottò pure col suo alter ego, Ercole, e una volta persino contro Zorro.

Ecco: provate a sostituire al nome di Maciste quello di Matteo e capirete da dove viene la smania di un ministro di indossare ossessivamente qualsiasi maschera e qualsiasi uniforme finendo col diventare la sua stessa caricatura.

Agli inizi del Novecento era D’Annunzio, oggi ci sono i  social media manager (come Luca Morisi, cervello della social beastleghista), i guru come Davide Casaleggio, gli addetti stampa come Rocco Casalino. E questo dovrebbe dare la misura, semmai ce ne fosse bisogno, di quanto tragicamente ridicoli siano i nostri giorni. Se dovessimo immaginare il prossimo rebranding di Salvini, rimane solo la produzione seriale di pupazzi della Mattel per i nostri figli, piccoli uomini del domani. E allora via col commercio di bambolotti raffiguranti Matteo chef, Matteo guardia penitenziaria, Matteo poliziotto, Matteo pompiere, Matteo in costume da bagno, ecc. Esattamente com’è avvenuto per le collezioni di Barbie: Barbie sposa;  Barbie principessa; Barbie bikini; Barbie red carpet e così via.

Postilla: Bartolomeo Pagano, nonostante il fisico atletico, morì d’infarto forse a causa di un’alimentazione poco appropriata e molto ricca di grassi.

Intelligenti pauca.