Il mondo mutilato

Da Sana’a a Parigi, da Deir Ezzor a Bruxelles, siamo tutti orfani di pace, inquilini di un mondo mutilato, dirimpettai di un condominio sovraffollato di morti, in cui ogni pianerottolo è la stazione di una via Crucis, ogni passo un’orma di sangue. Eppure è la fede nell’uomo, nel suo bagaglio di virtù elementari, nella sua capacità di riuscire a cantare la bellezza anche negli abissi del terrore, l’unico rimedio, il solo vaccino alla disperazione.

Apro dunque il libro e lascio che un altro parli per me:

Cerca di lodare il mondo mutilato. / Ricorda i lunghi giorni di giugno, / e fragole selvatiche, gocce di vino, la rugiada. / Le ortiche che metodicamente ricoprono / le case abbandonate degli esuli. / Devi lodare il mondo mutilato. / Hai visto gli yachts eleganti e le navi; / una aveva un lungo viaggio davanti a sé, / un oblio salato aspettava le altre. / Hai visto i rifugiati in cammino verso nessun luogo, / hai sentito il canto gioioso dei carnefici. / Dovresti lodare il mondo mutilato. / Ricorda i momenti in cui siamo stati insieme / in una stanza bianca, e le tende sbattevano. / Torna col pensiero al concerto, allo scintillio della musica. / Hai raccolto ghiande nel parco in autunno, / e le foglie facevano vortici sulle ferite della terra. / Loda il mondo mutilato / e la piuma grigia che un tordo ha perduto, / e la luce gentile che si disperde e svanisce / e torna.

                                                                                                            ADAM ZAGAJEWSKI